Madame Bovary

Emma piangeva, e lui si sforzava di consolarla, infronzolando le sue proteste con giochetti di parole.

«È perché io ti amo– riprendeva lei, -ti amo tanto da non poter fare a meno di te, lo capisci? Certe volte mi prende una tale smania di rivederti che tutte le furie dell’amore mi straziano. Mi domando: “dove sarà ora? Parla forse con altre donne? Gli sorridono, lui si avvicina…” Oh no, vero, nessuna ti piace! Ce ne sono di più belle, ma io, io so amare meglio. Io sono la tua serva, la tua concubina. Tu sei il mio re, il mio idolo. Sei buono, sei bello, sei intelligente, sei forte!»

Lui si era sentito ripetere tante volte cose del genere da non trovarci più niente di originale. Emma era simile a tutte le amanti. E il fascino della novità, cadendo a poco a poco come una veste, mostrava a nudo l’eterna monotonia della passione che ha sempre le medesime forme e il medesimo linguaggio. Quell’uomo così ricco di esperienza non coglieva il differenziarsi dei sentimenti sotto l’equivalersi delle espressioni. Poiché labbra libertine o venali gli avevano mormorato frasi consimili, non credeva che debolmente al candore di quelle. Bisognava farci la tara, pensava, dal momento che discorsi infiammati nascondono affetti mediocri: come se la pienezza dell’anima talvolta non traboccasse attraverso le metafore più vuote perché nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è come un paiolo fesso su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle.

 

“Madame Bovary”         Oscar classici Mondatori             Pag. 212

 

 

Alla fine Leon aveva giurato di non rivedere mai più Emma; e si rimproverava di non aver mantenuto la parole, considerando tutti i fastidi e i pettegolezzi che quella donna gli avrebbe ancora procurato, senza contare le allusioni salaci che tiravano fuori i suoi colleghi al mattino, intorno alla stufa. Stava per diventare primo praticante, del resto: era ora di mettere giudizio. Rinunciava dunque al flauto, ai voli lirici, all’immaginazione- perché ogni borghese nei bollori della giovinezza, sia pure per un giorno, per un minuto, si è creduto capace di immense passioni, di imprese eccelse. Il più mediocre libertino ha sognato sultane; ogni notaio si porta dentro le macerie di un poeta.

Ora Emma lo innervosiva quando all’improvviso gli singhiozzava sul petto; e il suo cuore, come chi non riesca a sopportare più di una certa dose di musica, scivolava in un’ipocrita indifferenza nel frastuono di un amore di cui non coglieva più le sfumature.

Si conoscevano troppo bene per provare quella meraviglia del possesso che ne centuplica la gioia. Lei era disincantata di lui quanto lui era stanco di lei. Emma ritrovava nell’adulterio tutte le banalità del matrimonio.

Ma come riuscire a liberarsene? Inoltre, benché una felicità tanto mediocre la umiliasse, per abitudine o vizio vi rimaneva avvinta; vi si ostinava anzi sempre più, con il passare dei giorni, inaridendo ogni piacere per esigere troppo. Delle sue speranze deluse faceva carico a Leon, come se lui l’avesse tradita; e arrivava ad augurarsi una catastrofe capace di separarli, dal momento che le mancava il coraggio di decidersi.

 

“Madame Bovary”         Oscar classici Mondatori             Pag. 318

Madame Bovaryultima modifica: 2010-06-22T22:05:00+02:00da aesha
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8 pensieri su “Madame Bovary

  1. Allora, innanzitutto vorrei dirti che hai colto nel segno: “Sei buono, sei bello, sei intelligente, sei forte!” Sembra proprio che si parli di me, a quanto pare! Ahahaha…scherzo, naturalmente. Le pagine che hai proposto sono molto interessanti. Credo di Comprendere perfettamente sia Emma che Leon. Il disincanto, il cinismo di lui che si è sentito ripetere tante volte quelle parole che ogni volta sono diventate sempre più vuote e l’ostinazione di Emma, questo suo amare consapevole però che non si tratta di amore, ma di una sorta di abitudine alla quale è incapace di rinunciare…

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