Parole superstiti

Forse domani troverai la brioche calda al forno e andrai a lavoro contento. Forse ti siederai sorridente davanti al tuo computer, come se non ti pesasse un’altra giornata di lavoro, lo accenderai per sistemare chissà che cosa e troverai le mie parole ad attenderti.

 

Non so se la prima pagina che vedrai sarà questa. Forse mi hai sempre mentito e la tua pagina iniziale è sempre stata Google, ma non importa… tanto, se non ti accorgerai da solo di questo post, ci sarò io a fatelo notare.

 

Hai finito i soldi sul cellulare e non sei tornato su msn. Dentro di me stanno iniziando a morire le parole, una dopo l’altra, come fiori che annegano nel fango, e io me ne sto qui, nel mio fresco giardino, cercando di non essere la cena di centinaia di zanzare, tentando di salvarne qualcuna, lasciandola qui, su questa pagina, tutta per te.

 

 

 

Per te che mi confondi le idee.

Per te che, è da un anno che ti conosco, e mi pare di sapere già tutto.

Per te che giochi con me al “facciamo finta” più grande di tutti.

Per te che mi fai essere così egoista e mi fai ignorare i sensi di colpa.

Per te che continui a sperare per tutti e due, mentre io faccio la dura.

 

 

 

E sei testardo. Sei testardo come un mulo, e tieni più a noi due che a te stesso.

E sei buffo quando tentenni. Quando mi fai parlare (oppure no, sono io che parlo, anche se tu vorresti un minuto di attenzione) e, alla fine, mi dici cose un po’ insensate, che non sono una vera risposta, ma il nuovo punto di partenza per un mio monologo infinito.

 

E come faccio a lasciarti andare?

Come faccio a rinunciare a noi pensando che sia meglio per entrambi?

Come faccio a non pensare che, senza di te, non vado proprio da nessuna parte, e smetterla quindi di tenerti con me?

 

Lo dico qui, davanti a tutti, che non sono proprio capace di dirti addio, vedi?, così, se un giorno accadesse, se un giorno decidessi io per entrambi, spezzando il tuo e il mio cuore, tu saprai che sacrificio sto facendo. Lo sentirai nelle viscere, e, forse, non sarai divorato dal rancore nei miei confronti.

 

Perché io odio il rancore. Il rancore rovina tutto, sporca anche i ricordi belli.

Sporcherebbe Zorba, il lago di notte, i miei capelli bagnati, il calvados (che non si trova, eh, no, non si trova proprio)… e io non voglio. Preferirei che tu dimenticassi tutto piuttosto che vedere il buono di noi affogare nel rancore.

Mi capisci? Mi stai seguendo?

 

Vieni, aspetta ancora un po’ con me che l’ora diventi troppo tarda per discorsi sensati. Prenditi dieci minuti per rileggere questo post un’altra volta, dall’inizio, perché i post tristi, quelli pieni di fiori coperti di fango, sono pieni di parole nascoste nel bianco di uno spazio o in un rigo vuoto. Lo sai…

 

Ora starai dormendo. Ti sarai messo a letto, tutto triste e affranto dopo la nostra conversazione, parecchio arrabbiato come il mondo perché, ormai si sa, “nessuno ha quel che si merita”. Né io, né tu, né Pier… non è così? Non è questo che pensi?

 

E se adesso mi concentro intensamente, chissà, forse inizieranno a fischiarti le orecchie e penserai “Merda,” (nota, nota il mio vocabolario forbito!) “non è che quella povera trullellandese che ha speso cinque euro per parlare al telefono con me mi sta pensando? Magari mi sta bestemmiando in cirillico antico.” Eh?

 

 

 

 

Quante domande avrebbero già una risposta se solo potessimo condividere, per un secondo solo, lo stesso metro quadrato, lo stesso pezzo di cielo? Forse basterebbe uno sguardo per capire che il Fato non è stato così crudele a farci nascere in due regioni così lontane, forse smetteremmo di pensare a “futuri alternativi”.

 

 

 

 

Vado a dormire triste, stasera. Non ci sono più fiori da salvare.

Parole superstitiultima modifica: 2011-07-20T23:58:47+00:00da aesha
Reposta per primo quest’articolo

5 pensieri su “Parole superstiti

Lascia un commento