Giunco

Giuro che cambierò e smetterò di impegnarmi con lei. Delle sua opinione, da ora, non mi interesserò più. Mi voglio stoica, ferma, impassibile. Mi voglio glaciale. Al diavolo questa insensata sensibilità, al diavolo me, che do a tutto ciò che mi circonda tutta questa importanza.

Ma che cosa diamine te ne importa, Marzia? Lavora per te e basta, per te e per le persone che ti vogliono bene, quelle che ti regalano sorrisi e non disprezzo.

Disprezzo poi… per cosa? Ma chi sei tu, ma come ti permetti, ma chi ti conosce?

 Non meriti i miei affanni, il mio orgoglio non può dipendere da un tuo giudizio, sebbene quello sia l’unica cosa che conti davvero agli occhi di una stupida commissione.

No, no, basta. Se oggi sono così incazzata è forse più con me stessa, con il mio essere idiota, con il mio essere flessibile come un giunco, come una spiga di grano che non riesce ad opporsi al vento o al becco degli uccelli che la prendono di mira.

“Meglio essere giunco e rialzarsi”, dicono alcuni, “che essere querce destinate a spezzarsi”.

Ma che cosa, ma quando mai? Una quercia non conosce l’odore del fango, una quercia, quando si spezza, attraversa un solo, unico, momento di dolore, e non conosce nulla di simile all’umiliazione.

 

Sono stanca. Stanca di questi due giorni di inutile lavoro! Il pensare di dover dedicare a lei il mio tempo anche oggi mi distrugge. Vorrei scappare, lasciatemi scappare, lasciatemi dimenticare quelle orribili parole.

 

Quanti profondi respiri serviranno ancora per riuscire a distinguere di nuovo la rabbia dalla tristezza, il disprezzo dalla delusione?

 

Ci hanno insegnato a capire i filosofi ma non a comportarci come tali… dannazione.

Giuncoultima modifica: 2011-01-11T13:53:33+00:00da aesha
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