Pane raffermo

Mi consigliano di aprire le mani, ecco, seguo il consiglio e uso queste dita gelide (con le unghie coperte a pezzi dallo smalto che, a quanto si dice, dovrebbe rinforzarle) per asciugare le lacrime che, per una volta, sono silenziosissime. Non una tirata di naso, non un singulto, solo lacrime che appena si asciugano rendono tirata la faccia, salate le guance e sbavato il poco trucco che mi concedo il lusso di portare.

Non voglio commentare il post precedente, non ho nulla da dire. Sono ancora ferma, io, ancora immobile. Quello che avevo da dire è stato già detto, quello che dovevo ascoltare è stato già ascoltato. No, non risponderò al post precedente, scrivo per me ora, solo per me, proprio come quando aprii questo strano blog e poi caddi in un vecchio errore, quello da cui già mi stavo ricostruendo.

Cerco dentro me un po’ di rabbia da riversare nel mondo, un po’ di fuoco per sciogliere i nervi e sigillare poi la volontà di non essere più curiosa di un’altra anima. Lascio ora al freddo fato la volontà di farmi incontrare gente interessante e alla realtà i rapporti interpersonali. Niente più mondi di specchi che sembrano soddisfare solo me e la mia fame di parole impalpabili e di sogni, semplicissimi sogni. Mi abituerò a masticare la vita reale, odiosa come il pane raffermo, mi accontenterò di vedere le maschere che la gente porta invece che i colori delle parole che non osano pronunciare se non sulla carta, coltiverò da sola i pensieri miei che a nessuno bastano per se stessi.

Mi sento refrattaria a tutto ora che le lacrime si sono asciugate.

Pane raffermoultima modifica: 2010-12-20T15:37:49+00:00da aesha
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2 pensieri su “Pane raffermo

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