No emotion

Fino a due giorni fa mi sentivo vuota. Avevo l’anima intorpidita e non riuscivo a provare nulla, né una vera tristezza, nè un vero sentimento. Me ne stavo sul ciglio della mia strada a guardare il vuoto e i miei pensieri mi sfioravano appena, non mi causavano alcun dolore nemmeno i ricordi più brutti. Ogni cosa bella della mia vita mi pareva inutile, avrei voluto buttare tutto all’aria, lasciarmi tutto indietro, come se quella mia apatia fosse proprio colpa loro, colpa di quelle cose a cui tengo che mi costringono bloccata, ferma, sempre nello stesso posto, sempre negli stessi ruoli.

Non mi capita spesso di sentirmi a questo modo ma, quando ciò avviene, non c’è nulla che io possa fare per cambiare la situazione. La spinta deve venire da qualcosa che non è dentro di me, da qualcosa che arriva da fuori, di spontaneo, involontario, un po’ come una gomma bucata per caso.

Me ne sono rimasta seduta per giorni interi, simulando emozioni che non provavo. Sorrisi, risate, interesse… solo raramente erano sinceri. Questa forzatura nel mostrarmi normale mi ricorda molto le feste… il Natale, Pasqua… vorrei fuggire lontano in quei periodi dell’anno e non vedere tutte quelle luci, quei regali.

Mi chiedo per quale motivo ogni tanto cado in questi pozzi di insensibilità. È forse la difesa da qualcosa? La stanchezza? È davvero sempre necessario fingere per sopravvivere?

 

No emotionultima modifica: 2010-09-08T12:37:00+00:00da aesha
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3 pensieri su “No emotion

  1. Hai colto il vero non senso della vita: impieghiamo tutta la nostra vita alla ricerca della costruzione di un senso fino all’implosione di ogni senso che altro non è che la morte. Ma, forse proprio per questo, dovremo provare a rimanere attaccati alla vita.

  2. Forse è la voglia di rinchiudersi dall’ipocresia delle persone, i regali fatti solo per “dovere” i sorrisi fatti solo per comodo, i saluti fatti solo per educazione. Viviamo in una società ipocrita dove crediamo di essere liberi ma siamo costantemente schiavi del nostro modo di vivere la normalità.
    Ciao dalla Toscana.

  3. Cara aesha,
    mi dispiace che tu viva questi momenti. Da cosa credi che dipendano queste sensazioni? Da un tuo non essere completamente soddisfatta della tua vita? Da un confronto con qualcun altro che magari ha lasciato il posto in cui tu vivi da sempre? Non prendere quanto ho scritto come una provocazione, mi raccomando.
    Io ho vissuto dei momenti simili a quelli che tu descrivi. Ho fissato il vuoto per giorni, proprio in attesa di un input, ecco, dall’esterno. Qualche volta arrivava, altre volte invece no. La maggior parte delle volte io pensavo di non essere soddisfatto di me. Uscivo, parlavo con gli amici, però sempre assorto nei miei pensieri. Anzi, lo stesso salutare, chiedere “come stai?” sembrava un automatismo. Non ne ero del tutto consapevole. E poi non ascoltavo la risposta. Semmai la sentivo, ma c’è un abisso tra sentire ed ascoltare.
    La mia esperienza personale mi suggerisce che in quei momenti, in realtà, mi sentivo tremendamente ed irrimediabilmente lontano da me stesso. Come se avessi tradito una parte di me, facendo o non facendo una data cosa. Come se stessi cercando una soluzione al più indecifrabile degli enigmi: chi sono io? Che cosa voglio davvero? Che cosa sento? In questi momenti scrivere mi ha aiutato tantissimo… tu come ti senti, ora?

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