Caro NonSoChi

Caro NonSoChi,

scrivo a te perché non ho altri a cui scrivere ma una gran voglia di raccontare si è impadronita di me.

Questa mattina, come sempre, sono andata a fare la spesa e a comprare la frutta. Mi piace il piccolo negozio che la vende, pieno di cassette di legno e di colori, di buste di carta e di cartelli gialli con i prezzi. Mi piace vedere la gente che sfiora la merce appena raccolta e guardare il rosso accesso dei pomodori, sicuramente il mio ortaggio preferito. Come si fa a non amare quel colore e quella buccia così perfetta? A volte mi piange il cuore a tagliarli, e me ne rimango lì, a tavola, a rigirarmeli tra le dita, fino a che qualcuno non mi intima di darmi una mossa con quel coltello (la maggior parte delle volte questo qualcuno è proprio il mio stomaco affamato, ma questo è un dettaglio).

Quando sono tornata la casa era deserta, erano tutti al mare. Avrei voluto godermi quegli insoliti momenti di pace leggendo o rilassandomi ma il mio corpo necessitava di una bella ceretta. Ora mi sento più “umana” ma ho le gambe piene di puntini rossi (effetti collaterali della mia pelle chiara e delicata). Verso le dodici e mezza ho preparato la pasta al forno e sono entrata in doccia. Facendo lo shampoo mi sono sentita stranamente felice, così, senza motivo. Forse perché ho ripensato a ieri, quando ho passato due ore buone a scambiarmi messaggi idioti con Bru e ho elencato tutti i provvedimenti che prenderò quando creerò il mio impero intergalattico diventando imperatrice dell’universo. Ridevo come una scema mentre li scrivevo.

Dopo pranzo ho dormito di gusto. Dalla piccola finestra vicino al letto entrava una piacevolissima aria fresca, quasi fredda, come al solito in questa casa di mare, e le lenzuola sapevano di buono. Spesso mi capita di pensare che non è tanto il dormire in se che mi piace tanto quanto le sensazioni che provo prima di lasciarmi andare. Quella pace che si impossessa di me e scioglie i miei pugni e i miei pensieri. Mi sento fragile e dolce, mi sento bambina prima di dormire. La gente non capisce e dice solo che sono una dormigliona senza speranza.

Nel pomeriggio sono andata a trovare Michele. Un’infezione alla gola l’ha tenuto a casa praticamente tutta l’estate. Lo conosco da quando avevamo 10 anni. È sempre stato un rapporto strano il nostro ma da che sono fidanzata tutto sembra essersi stabilizzato e mi rifiuto di fermarmi a pensare al perché per più di due minuti. Le sue sorelline sono davvero piccole. Hanno 8 anni e non assomigliano per nulla a quella che ero io da bambina. Sono espansive, simpatiche e chiacchierone fino all’eccesso. Forse questo è il modo adatto di essere bambini, forse io sono sempre stata grande in fondo all’anima, troppo cervellotica.

Io e Michele non riusciamo mai a finire un discorso. Ci interrompiamo in continuazione e non diamo nemmeno il tempo all’altro di rispondere alle domande che vengono poste (a dire il vero è lui che mi interrompe sempre) e sua mamma e le sue nonne credo si divertano a sentirci chiacchierare e litigare a questo modo. Una delle due mi sorride sempre con una dolcezza che mi riempie il cuore. Mi sento estremamente pulita quando lo fa. Sono stata per un sacco di tempo lì seduta nel giardino, circa un paio d’ore, e forse stasera ci tornerò, più sul tardi, con qualche amico.

Mi è presa la voglia di giocare a poker con le noccioline, chissà se saranno tutti d’accordo.

Caro NonSoChiultima modifica: 2010-08-18T22:45:00+00:00da aesha
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