Mikado

Oggi ho continuato a ripetermi che tutto sarebbe andato bene finché le parole hanno smesso di avere un senso e le costole hanno finalmente cessato di farmi male. Quella di oggi è una forma di paura che ancora non avevo sperimentato. Cosa si fa quando un genitore inizia a credere che tu sia abbastanza grande per essere messa al corrente di determinati problemi? Come si reagisce a notizie che possono cambiare la tua visione del futuro? Come si può sopportare il sapere di non poterne parlare con nessuno?

Allora ecco, mi concentro un attimo e ricordo gli alberi che ho visto domenica. Erano alberi altissimi dai tronchi bianchi. Essi si aprivano in chiome talmente grandi da non riuscire a capire il punto in cui ne finiva una e ne iniziava un’altra.  Mille tonalità di verde si muovevano ondeggiando nel vento e sfioravano la luce che in piccoli fasci arrivava fino al suolo. Lì, tramikado.jpg foglie e piccoli funghi, grandi radici abbracciavano la terra.

 Ricordo la voglia di girare su me stessa, attorno ai tronchi, di correre senza badare a non perdere la strada per tornare dal gruppo. La voglia di fuggire lontano e perdermi, vivere in eterno in quel primo pomeriggio assolato e continuare a correre senza mai essere raggiunta da un tramonto o dalle stelle della notte.

La gente attorno a me non capiva quell’euforia incontenibile, totalmente inconsueta in una persona come me, ma io sentivo che a contatto con quel posto qualcosa in me stava cambiando. Ora che il mio futuro, il mio immenso sogno che porto nel cuore dall’età di sette anni, mi pare instabile come un bastoncino del Mikado, l’unico pensiero capace di farmene fregare è proprio questo: sapere di avere la possibilità di scappare, un giorno, se tutto andrà male, e vivere come e dove vorrò, perché non esiste solo una strada per essere felice e io, ne sono sicura, non ho bisogno di molto.

Mikadoultima modifica: 2010-07-13T03:08:00+00:00da aesha
Reposta per primo quest’articolo

7 pensieri su “Mikado

  1. Mi dispiace per la sofferenza che stai provando.
    Anche nella mia famiglia le cose vanno un po’ così…sono sempre l’ultimo a sapere le cose. Sapessi le volte in cui ho provato a cambiare questo stato di cose…ho usato tutte le “armi” a disposizione: minacce varie, tipo scappare di casa e non tornare mai più(questo quando ero un po’ più giovane, però), oppure ripagarli con la stessa moneta per ciò che riguarda la mia vita privata…in tutta onestà, ti dico che è stato tutto inutile. Però io non condivido, ora, con te il fatto di non poterne parlare con nessuno…ci sono cose che sembrano schiacciarci, e se non vengono portate fuori fanno molto male, all’interno…anche il dolore alle costole di cui tu scrivi potrebbe essere una manifestazione di questo peso…io ricordo la sensazione(spiacevolissima) di cadere, quando scoprì come stanno le cose: crolla in un attimo tutto il castello che ti eri costruito da bambino, un castello i cui mattoni ti venivano passati proprio da mamma e papà. Magari potresti scrivere quello che pensi, e poi condividerlo con una persona di cui ti fidi, o anche soltanto con te stessa, rileggendo ciò che hai scritto ad alta voce. Io mi trovo a dire, spesso, anche parlando con persone che hanno dei problemi con i propri familiari che la famiglia d’origine non la possiamo scegliere. Possiamo però scegliere gli amici, ed anche il partner, per fortuna! 🙂
    Ma torniamo al tuo post. Mi sembrava, mentre leggevo, di vederli, questi alberi. Io lo comprendo il tuo desiderio di stare lì e di correre. E’ la stessa gioia che provo anch’io quando ho la possibilità di stare un po’ immerso nella natura. Mi viene da sorridere senza alcun motivo apparente. E rido, anche. Si, il “verde” mi mette proprio di buonumore!
    Un caro saluto,

    fire

Lascia un commento