Macerie

Poi, un giorno, tutto crolla.

Ferma, immobile, mentre osservo il gran cumulo di macerie, un grande vuoto si fa prepotentemente spazio dentro me, mi riempie il petto. Lo sterno duole, fa maledettamente male restare.

Basta un passo.

Oltre il muro l’aria fredda mi sconvolge e non riesco a sollevare il capo.

Chino il viso sui miei piedi e capisco che è arrivato il giorno in cui bisogna arrendersi.

Il giorno in cui smetto di pensare al passato e scopro la paura, la maledetta paura, di conoscere il futuro.

Il giorno in cui cesso di cercare rifugio nei ricordi, in cui le parole non bastano più, ogni richiamo è diventato muto.

Il giorno in cui, guardandomi allo specchio, mi rendo conto di non provare nulla, solo un’implacabile stanchezza che non riesco a sedare.

Il giorno in cui ogni pensiero si annulla all’ombra della parola “basta” e tutto si impolvera d’improvviso.

Un passo alla volta, lentamente, mi allontano barcollando, salda nel mio proposito, si spera, fino a domani.

Macerieultima modifica: 2010-07-01T01:36:26+00:00da aesha
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5 pensieri su “Macerie

  1. Ah, quanto ti capisco! Distaccarsi da chi si ama(o, nel mio caso, si crede di amare) non è quasi mai semplice. Troppe domande. Troppi perché, alcuni inevasi, altri a cui si può rispondere tutto e il suo contrario. Il senso di vuoto che descrivi l’ho provato sulla mia pelle. Ho sofferto molto. Mi si gelavano le vene. Avevo le mani freddissime, il cuore sembrava destinato a fermarsi di colpo, da un momento all’altro, tanto da indurmi a sospettare di un principio di tachicardia…poi è successo: ho guardato in faccia questo vuoto, ed ho deciso di abbracciarlo. Lentamente, come anche tu scrivi, è arrivato l’indomani. E poi ci fu un altro giorno. Ed un altro. Un altro ancora. Ed io ero ancora lì. Triste, incazzato, intimorito. Ma determinato ad andare avanti.
    Ti sono vicino, in questo momento.
    Buonanotte,

    fire

  2. E poi pioverà… e pioverà forte, così forte che il sole sparirà dal cielo e l’acqua laverà la polvere.

    Finchè un giorno, abbassando la testa per guardare le tue ginocchia sbucciate, non ti accorgerai che grazie a tutta quell’acqua, fra quelle pietre, sta crescendo un fiore.

    Un sorriso,

    S.

  3. Ciao, che tristezza che mettono queste parole. Non mi piacciono per nulla, danno un senso di freddo e di nostalgia.
    No non mi piace proprio Aesha, alla tua età dovresti sprizzare gioia di vivere da tutti i pori della pelle e tu invece parli come se avessi la mia età o addirittura fossi ancora più vecchia di me.
    Dovresti essere invece come una farfalla multicolore che vola da fiore in fiore, dando gioia a chi le guarda.

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